Sono 35 anni che la scienza dice alla politica che se non cambiamo il nostro modo di vivere finiremo con lo ‘schiantarci’. Gli argomenti morali per agire sui cambiamenti climatici e sulla difesa ambientale sono indiscutibili: la buona notizia è che, ad oggi, è tecnicamente ed economicamente fattibile affrontare questa crisi. Esistono innumerevoli studi, il più famoso dei quali è il rapporto Stern del 2006, che presentano una logica economica inequivocabilmente positiva per un’azione immediata.
Nonostante questo, nel 2022 la nostra produzione di energie rinnovabili è calata mentre è cresciuto il consumo delle (carissime) energie fossili [1]: il rischio di dissesto idrogeologico è aumentato [2], gli incendi fanno sempre più danni [3], la desertificazione avanza [4] e le città d’estate diventano torride e invivibili [5]. Insomma, l’Italia del 2023 manifesta tutti i sintomi di un paese avviato verso il collasso, e le brutte notizie sono talmente numerose che si fa fatica a ricordarle tutte. Il vecchio piano di adattamento climatico (2017) è rimasto in un cassetto e adesso si aspetta l’approvazione di quello nuovo. Stiamo volando su un aereo a cui i piloti stanno svitando i bulloni: noi non sappiamo come andranno a finire le cose, ma non siamo più autorizzati a pensare che chi ci ha guidati fin qui abbia le credenziali per gestire l’ormai inderogabile ‘transizione ecologica’.
Qual è il principale problema ambientale che siamo chiamati ad affrontare? Quello di… continuare a cercare il problema principale! Le specifiche norme ambientali possono attutire determinati problemi, ma per riportarci all’interno dei nostri limiti planetari è necessario un cambio sistemico di cui adesso non parla nessuno.
Due sono le scelte cruciali nel far pendere l’ago della bilancia verso il successo o verso il fallimento: una prospettiva e una pianificazione a lungo termine, e la volontà di mettere in discussione i propri valori fondamentali. La pandemia ci ha già dimostrato che di fronte ad una minaccia comune siamo in grado di fare quei sacrifici che ci permettono di tutelare l’interesse generale, e adesso è già tempo di ripetere questa operazione.
Questa per noi significa ‘difesa della patria’: alberi sui crinali ci difenderanno dal dissesto, quelli nelle città dalle onde di calore, quelli vicino ai campi manterranno i nostri suoli vivi e immuni alle erosioni. Dovremo avere un sistema idrico efficace con bacini sufficienti a proteggerci dalla progressiva siccità, squadre antincendio adeguate e ben equipaggiate e essere energeticamente indipendenti, con un ciclo dei rifiuti chiuso, e non dovremo essere più disposti ad inquinare pur di continuare a far crescere il
PIL, un indicatore che va cambiato perché forviante ed obsoleto, inefficace anche secondo il suo inventore.
Aldilà dei discorsi ideologici, In Italia il 10% più ‘ricco’ del Paese emette la stessa quantità di CO2 emessa dal 50% più povero, mentre l’1% più ricco ha un livello di emissioni 22 volte superiore agli obbiettivi fissati per il 2030 [6]. Sono dati importanti, che ci debbono far riflettere su dove cercare i soldi e su chi deve fare lo sforzo maggiore per ridurre le emissioni. Servono politiche di riduzione diversificate per classe sociale: per i redditi più alti l’obiettivo è ridurre i consumi in senso lato, mentre nel caso delle categorie più povere l’obiettivo è aiutarle a fare quegli investimenti necessari per ridurre le proprie emissioni
La sfida è difficilissima, e per vincerla dobbiamo per forza di cose schierarci, ovvero disporci in schiera su di un campo di battaglia con molti fronti, collocandoci ai posti di combattimento all’interno delle istituzioni. Dobbiamo prenderci la responsabilità collettiva di esigere che vengano cambiate le regole del gioco, perché il sistema nel quale viviamo non è più sostenibile. E questo è un dato di fatto. Ci rimangono 7 anni per fare scelte drastiche che richiedono quel sacrificio e quel coraggio che ad oggi la nostra politica raramente ha dimostrato. Ogni legge dovrà essere giudicata per il suo impatto ambientale e se va (o meno) nella giusta direzione e a velocità sufficiente. Bisogna partire adesso. Saremo propositivi, controlleremo il loro operato, e faremo il massimo per cambiare le cose.
Stiamo organizzando le varie proposte, e facciamo un appello alla società civile e a tutti i cittadini: portateci le vostre idee e i suggerimenti per le battaglie, e noi le combatteremo insieme a voi.
[6] https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2021/12/WorldInequalityReport2022_Full_Report.pdf